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Pregare con i rifugiati in Sud Africa: perché i cattolici dovrebbero preoccuparsi della xenofobia
Johannesburg, 29 aprile 2015 – Sono passati tre mesi da quando un'ondata di saccheggi ai negozi gestiti da migranti è iniziata a Snake Park, nell'area urbana di Soweto a Johannesburg e in altre parti del Paese. La violenza è culminata due settimane fa a Durban, con cinque morti, molti feriti e circa 2.500 costrette a lasciare le loro case e a fare affidamento solo su chiese, moschee e comune per la loro sopravvivenza.
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Pregare con i rifugiati in Nord Kivu: cantando insieme al Signore
Masisi, 1 settembre 2014 – Come possiamo impegnarci per pregare in un modo che lasci spazio ai rifugiati e agli sfollati nelle nostre comunità? Questo è un appello ad accogliere gli sfollati nel nostro mondo. Qual è il mio personale impegno rispetto a questo? Come posso io, come membro di una comunità che accoglie, esprimere la mia solidarietà e mostrare ospitalità verso gli altri?
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Pregare con i rifugiati: accompagnare le persone in detenzione
Washington DC, 1 aprile 2014 – Negli Stati Uniti e in molti altri Paesi il Servizio dei Gesuiti per I Rifugiati lavora intensamente per assistere rifugiati e richiedenti asilo in detenzione. L'uso della detenzione per scoraggiare, controllare e punire chi chiede asilo è cresciuto in tutto il mondo negli ultimi dieci anni. Ogni anno negli USA circa 15 mila richiedenti asilo sono detenuti.
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Pregare con i rifugiati in Africa meridionale : ridefinire la nostra missione nella vita
Johannesburg, 1 marzo 2014 – Una mattina ho accolto una visitatrice nel nostro ufficio, una giovane rifugiata che chiamerò Ayan*.
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Pregare con i rifugiati in Sud Sudan: un appello per la pace
Tombura-Yambio, 1 febbraio 2014 – La popolazione del Sud Sudan ha già vissuto, abbondantemente, la sua parte di sofferenza. Gli storici moderni ci dicono che più di 4,5 milioni di persone sono morte nelle nostre guerre di indipendenza e numeri simili si sarebbero registrati nei decenni scorsi, se qualcuno avesse contato le vittime. La nostra nazione ha bisogno di abbracciare il passato per evitare di ripetere errori che hanno causato morte, sofferenza e umiliazione su larga scala. Per questo io faccio un forte appello per la pace in Sud Sudan, un appello che viene dal profondo della mia anima.
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Pregare con i rifugiati a Nairobi: incoraggiare la riconciliazione attraverso seminari di spiritualità
Nairobi, 1 gennaio 2014 – I rifugiati sopravvivono a esperienze dolorosa che li lasciano emotivamente feriti, in un Paese straniero. Portano il peso di chi ha causato oppure ancora causa loro tale sofferenza. A volte perdono il contatto con se stessi, con gli altri e persino con Dio. Di conseguenza, alcuni sperimentano complicazioni, malesseri e persino incubi.
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Kenya: l'istruzione universitaria offre un'esperienza di apprendimento
Kakuma, Kenya, 23 settembre 2013 — Liz Lock, coordinatrice del Jesuit Commons: Higher Education at the Margins presso il campo di Kakuma in Kenya, condivide la propria esperienza di lavoro con gli studenti del campo in cui risiedono circa 120.000 rifugiati, provenienti da oltre una decina di paesi diversi. Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati lavora con i rifugiati del campo fin dal 1994.
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Uganda: una lunga lotta
Juba, 27 agosto 2012 – Mi chiamo Reuben* e sono un ex rifugiato che ora vive nuovamente nel suo paese, il Sud Sudan. Desidero raccontare di come il JRS mi ha aiutato nel corso degli anni.

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Malawi: il JRS che potevo vedere e toccare
Ohio, 16 de luglio 2012 - Ricordo la vita nel campo di Dzaleka in Malawi dal 1995 al 1997 sia come una benedizione, sia come una delle situazioni più stressanti in cui mi sia mai trovata. Era una benedizione perché avevo un posto dove stare legalmente. Era casa. Ero viva, ci si occupava di me, ero nutrita, vestita e potevo vedere un'infermiera o un medico se mi ammalavo. Non c'erano più rumori di fucili, granate o bombe. Era tranquillo, potevo dormire veramente.
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Sud Sudan: un modello per studenti e insegnanti
Nimule, 4 maggio 2012 – Esther è un modello per la sua comunità. Insegnante di commercio e contabilità presso la Fulla Secondary School di Nimule, e madre di tre bambini, emana felicità, sicurezza e professionalità. Eppure, da ex rifugiata, arrivare fin qui è stato tutt'altro che facile. Esther attribuisce il suo successo al sostegno avuto dal JRS per quasi dodici anni, dal 2000 al 2011.
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Recent stories
Repubblica Democratica del Congo: scappare di notte dalla violenza domestica
Goma, 3 maggio 2012 – Una storia di violenza domestica in un campo di sfollati interni (IDP) nel Congo orientale. La protagonista, Mama Jocelyne, è una donna come tante altre, costrette a sopportare abusi oltre a dover vivere in pieno conflitto armato.
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Etiopia: la ricreazione rende più accettabili le difficoltà del vivere in un campo rifugiati
Dollo Ado, 3 maggio 2012 – La mia prima esperienza con i rifugiati l'ho maturata nel campo di Mai-Ain, nell'Etiopia nordoccidentale. Ho lavorato per quasi un anno con il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati come Responsabile per le attività sportive e ricreative. L'ottanta percento dei residenti del campo erano giovani maschi eritrei perlopiù fuggiti dal proprio paese per motivi politici. Le sfide che mi si sono poste nel tentativo di affermare il valore della vita sono state in un certo modo propedeutiche al ruolo che svolgo attualmente.
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Ruanda: istruzione, un nuovo punto di vista sulla vita per i giovani rifugiati
Kibuye, 29 marzo 2012 – Per Benjamin Twizere, l'opportunità di prendere parte al corso di cucina e panificazione del JRS ha ridato la speranza di una nuova vita. È uno dei 65 studenti rifugiati del Ruanda occidentale a cui i JRS ha offerto opportunità di imparare un mestiere; Benjamin l'ha afferrata con tutte e due le mani.
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Burundi: la storia di Pascal, una storia di dignità e speranza nel futuro
Bujumbura, 20 marzo 2012 – Alla fine del 2012, il JRS concluderà i suoi progetti in Burundi. Dopo 17 anni di servizi di istruzione e generazione di reddito, gli ex rifugiati assistiti dall'organizzazione sono ora nelle condizioni di condurre una vita indipendente e dignitosa, con la speranza di un futuro migliore. La famiglia di Pascal Ntirujimana è una di queste storie di speranza e relativa prosperità.

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Africa meridionale: interpretare la Convenzione sui rifugiati a 60 anni di distanza
Johannesburg, 20 giugno 2011 – In questi ultimi 60 anni la Convenzione di Ginevra delle NU ha dato a milioni di persone in fuga da persecuzioni la possibilità di riprendere a vivere in condizioni di sicurezza. Per esserne tutelati è necessario rispondere a una serie di criteri stabiliti dal diritto internazionale. Prima che la protezione possa farsi realtà, questi principi di massima devono tradursi in una legislazione o una politica nazionale; purtroppo, però, ciò non sempre accade.
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Ruanda: una ex rifugiata racconta la sua storia
Sono nata nel 1979 nel distretto di Kayonza a Kabare II, un settore della provincia orientale del Ruanda. Nel 1994 sono fuggita dal mio Paese a causa della guerra. Prima mi sono trasferita ad Akagera, poi mi sono spostata inTanzania con i miei genitori, un fratello e due sorelle. Abbiamo lasciato in Ruanda altri due fratelli: uno a Kigali, l'altro a Cyangugu. Entrambi sono dovuti fuggire in Congo, ma fortunamtamente nel 1995 sono riusciti a raggiungerci nel campo di Cyabarisa II.
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Sudafrica: paura dell'ignoto
Mi chiamo Tshela Mukendi e sono una madre single di sei bambini della Repubblica Democratica del Congo. Ho visto la morte; ne ho sentito l'odore e l'ho toccata.
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Etiopia: sono arrivato a mani vuote
Nel 2005, sono fuggito dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC) con mia moglie e i miei tre bambini a causa della guerra civile. Abbiamo impiegato settimane per arrivare al confine etiope, dopo aver attraversato Uganda e Kenya. Quando finalmente abbiamo raggiunto la capitale, Addis Abeba, i nostri vestiti erano a brandelli ed eravamo debolissimi. Abbiamo raccontato la nostra storia e abbiamo chiesto asilo.
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